Questione di fortuna...

Ci sono giorni in cui ti alzi dal letto e hai già la consapevolezza che le cose non andranno esattamente come hai pianificato. Non ti sorprendi neanche troppo quando il treno che prendi tutti i giorni (e che è regolarmente in ritardo di 4 minuti) ti parte davanti senza neanche un accenno di rimorso o di scusa, o quando l'unica macchinetta del caffè del piano è fuori uso e non hai tempo di andare a prendere il tuo solito bicchierino di tè altrove.

Cose che capitano. Si va avanti senza. Ma la sensazione è quella di essere improvvisamente privati di qualcosa di essenziale alla nostra routine mattutina, come se l'universo ci avesse fatto un torto.

La mia mattinata è iniziata precisamente così. E probabilmente sarei tornata a casa la sera lamentandomi della giornataccia se solo non avessi letto un articolo sul times che non aveva niente a che fare con tutto questo... o forse si.

L'articolo di per sè parlava del modo in cui, al giorno d'oggi, siamo abituati a fare affidamento sullo stato per determinati servizi e su quella che noi definiamo essere la soglia di povertà. L'opinionista se la prendeva in particolar modo con quelle persone che si definiscono povere e che poi hanno un televisore, la playstation e più di un cellulare in famiglia.
Non entro certo nel merito di discussioni sui sussidi pubblici e su chi ha o non ha diritto ad averli, ma non posso fare a meno di notare che effettivamente ci siamo abituati ad avere alcune comodità nella nostra vita a cui faticheremmo a rinunciare, nonostante le spese che comportano... la macchina nuova, l'i-phone, la vacanza speciale, quel paio di scarpe in più...

Sono la prima ad ammettere che ci sono davvero tante cose nella mia vita di cui potrei tranquillamente fare a meno e che tutto sommato non valgono quanto i bei momenti passati coi miei cari.
E poi penso a mia nonna che alla mia età era vedova con tre figli piccoli e un lavoro da sarta.
E mi rendo conto che non ho davvero la più pallida idea di cosa voglia dire fare dei sacrifici. Farli sul serio.

Vorrei rendermene conto più spesso. Vorrei essere in grado, prima di aprire la bocca per lagnarmi di qualcosa, di fermarmi e di apprezzare tutto quello che ho la fortuna di poter fare.  
Non sempre è così, ma oggi si. Oggi sono grata di avere un tetto sopra la testa e delle persone che mi vogliono bene e un lavoro e la salute (e adesso sto toccando ferro perchè ho la sensazione che, se vado avanti così, potrei anche tirarmi addosso un pochino di sfortuna).

Con questi pensieri per la testa, vi auguro una buona serata. A presto...



P.S. per chi fosse interessato, l'articolo in questione si può trovare qui (sfortunatamente il sito del Times da qualche anno è disponibile solo agli abbonati. Un vero peccato.)

5 commenti:

  1. penso che davvero noi non abbiamo la minima idea di come andassero le cose ai tempi del nostri nonni, ma nemmeno di come vanno ora in tanti paesi del mondo. ci vorrebbe molta più consapevolezza.

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  2. penso che spesso non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati! e mi ci metto io per prima!

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  3. Sono d'accordo con te...spesso mi lamento di essere sfortunata o di non riuscire ad ottenere esattamente quello che voglio...capita spesso...ma se penso a queste cose in effetti non posso fare altro che pensare che sono fortunata rispetto non solo al passato ma anche a tanta gente nel mondo che ha davvero meno di me...purtroppo guardiamo troppo spesso nel nostro piccolo per accorgerci del grande mondo che ci circonda e delle sue mille realtà...

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  4. condivido quello che scrivi. e' sempre una questione di saper apprezzare quello che si ha.

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  5. Grazie a tutte voi per i sentiti commenti.

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